PRIVERNO - Chiesa di San Giovanni Evangelista - Gli affreschi - ciclo di san Nicola

Gli affreschi - ciclo di san Nicola

Immagini


1) S. Giovanni Evangelista, interno, Miracolo della dote alle fanciulle (foto autore).

2) S. Giovanni Evangelista, interno, Miracolo della dote alle fanciulle, particolare (foto autore).

3) S. Giovanni Evangelista, interno, scena non identificata (foto autore).

4) S. Giovanni Evangelista, interno, Conversione dell’ebreo sacrilego (?) (foto autore).

5) S. Giovanni Evangelista, interno,santo domenicano (?) (foto autore).

Descrizione

Gli affreschi vennero scoperti nel 1906 durante i lavori di ristrutturazione voluti da don Stanislao Leo (Angelini 1973, p. 121).

Il ciclo consta di tre scene che seguono nello spazio, lungo la porzione ricurva della parete della navata sinistra, i dipinti con le storie di santa Caterina.  Il sistema di incorniciatura entro il quale sono racchiusi gli episodi si semplifica proprio a partire da queste storie, eseguite verosimilmente poco dopo gli affreschi di santa Caterina, negli anni settanta del XIV secolo (Romano 1988).

Gli affreschi vengono attribuiti da Romano ad un maestro autonomo del quale evidenzia in particolare il gusto per le prospettive dipinte di matrice napoletana, aggiornato sui dipinti del frescante fiorentino attivo al castello Del Balzo nel 1370 circa (Romano 1988). Angelini vi riconosce invece la mano di un collaboratore del maestro di santa Caterina (Angelini 1988, p. 122).

Delle tre scene soltanto il soggetto della prima è stato identificato con certezza: si tratta del Miracolo della dote alle tre fanciulle [1]. All’interno di un’abitazione dalle pareti decorate con pannelli colorati ed eleganti bifore, le tre fanciulle dormono nel letto. Il santo si affaccia dalla finestra e lancia le sfere preziose al padre, che accorgendosi del dono alza le mani in segno di riconoscimento. Accanto a lui il cagnolino abbaia in direzione del santo [2].

La seconda scena è difficilmente identificabile [3]. Nella prima parte del riquadro si vede il santo che sta varcando una soglia, mentre nella restante porzione della scena, molto rovinata, appaiono tracce di una decorazione a losanghe. La Romano ipotizza che possa trattarsi di un «intermezzo decorativo» che permetterebbe di collegare il santo con la scena successiva (Romano 1992, p. 362). Effettivamente la pronunciata deformazione della parete potrebbe aver indotto il maestro di san Nicola a scegliere una decorazione aniconica per questa porzione di muro. Il terzo riquadro è suddiviso in tre parti, probabilmente tre momenti diversi dell’episodio dell’Ebreo sacrilego, convertitosi in seguito ad un miracolo del santo. Il ciclo termina con la raffigurazione di un santo, forse appartenente all’ordine domenicano, inserito all’interno di un archetto trilobo [4-5].

Bibliografia

Angelini E., San Giovanni Evangelista di Priverno – cenni storici, «Economia pontina», n. 4, aprile 1971, pp. 19-46

Angelini E., Studi Privernati, Priverno 1973, pp. 111-130.

Angelini E., Priverno: Patrimonio artistico XII-XIX secolo, Priverno 1988, pp. 106-148.

Angelini E., Gli affreschi delle chiese di Priverno dal XIII al XV secolo, Priverno 1995, pp. 14-15, 34-35, 40-51.

Romano S., Gli affreschi “angioini” in San Giovanni Evangelista a Priverno, «Storia dell’arte», n. 64, 1988, pp. 197-203.

Romano S., Eclissi di Roma: pittura murale a Roma e nel Lazio da Bonifacio VIII a Martino V (1295-1431), Roma 1992, pp. 360-367.

Autori

Ilaria Proia